Pradarolo, in Val Ceno dove la Malvasia sa aspettare

da Redazione The Glass Élite | 21-10-2026

Si lascia Parma alle spalle, si risale la Val Ceno e a Varano de’ Melegari si arriva a un podere dove il vino ha i tempi lenti della campagna. Qui la Malvasia diventa arancione, e ogni bottiglia racconta una storia di pazienza.

La strada che sale verso Pradarolo ha il passo delle cose che non hanno fretta. Ci si lascia alle spalle la pianura di Parma, si segue il Ceno tra colline sempre più morbide, e a Varano de’ Melegari, tra i 250 e i 500 metri, compare il podere. Sessanta ettari di campagna e appena sette e mezzo di vigna: già questo dice molto di chi ci vive.

Un casaro che si è innamorato del vino

La storia di Pradarolo comincia lontano dalle vigne, tra le forme di Parmigiano Reggiano. Alberto Carretti viene da una famiglia di casari: ha imparato il mestiere del latte, poi quello del culatello, finché negli anni Ottanta il vino ha preso il sopravvento e lui ha piantato le sue vigne. Da quegli anni gli è rimasta una confidenza rara con tutto ciò che fermenta, che sia una forma di formaggio o un tino di mosto.

Poi c’è Claudia, che ha lavorato a lungo all’estero come export manager. È stato proprio il vino a farli incontrare. Insieme hanno fatto del podere una casa aperta, dove i turisti possono arrivare e ...innamorarsi.

A tavola, accanto al camino

Quando siamo saliti a Pradarolo, la prima cosa che ci è rimasta addosso è stata l’accoglienza. Alberto e Claudia ci hanno ospitato alla loro tavola, il grande tavolo accanto al camino, e ci hanno offerto i piatti tipici della valle, come si fa con gli amici di famiglia. I vini arrivavano in tavola uno dopo l’altro, e intanto si parlava di vigne, di annate, di formaggi e di tempo e di innovazione.

È lì che abbiamo capito i vini di Pradarolo. Non sono nati per essere assaggiati in piedi, al banco: sono nati per stare a tavola, tra un piatto e una storia, e per accompagnare un pasto intero, sono sofisticati a volte non facili al naso, esplosivi al palato.

Lasciar fare al tempo

A Pradarolo il vino si fa togliendo, non aggiungendo. L’uva viene da vigne coltivate in biologico, fermenta da sola con i lieviti che porta dalla vigna, e in cantina nessuno ha fretta: niente solfiti aggiunti, nessun aggiustamento, solo la pazienza di aspettare. E non per nulla Alberto ha anche un brevetto sulla macerazione.

Il bianco che diventa arancione

La Malvasia di Candia Aromatica è l’uva di queste colline, e a Pradarolo la trattano come si tratta un rosso: la lasciano a lungo insieme alle sue bucce. Ne nasce un vino color ambra, che profuma di fiori d’arancio, erbe di campo e scorza d’agrumi, e che in bocca ha la presa e la profondità di un tè lasciato in infusione. È questo che chiamiamo vino arancione, o macerato: un bianco che ha preso dal tempo il temperamento di un rosso.

I nomi delle etichette vengono dal posto. Vej è il bianco antico; Velius richiama gli antichi toponimi di Serravalle, la zona del podere, ed è il rosso di Barbera.

Non sono vini da bere distrattamente. Sono vini da tavola lunga e da conversazione, da aprire e riassaggiare il giorno dopo per sentire come sono cambiati. Chi li ama, li ama per questo e per noi evolveranno per molti, molti anni.