Ci sono storie che nascono da un’eredità e altre che prendono forma da una scelta. Quella di Tenuta Fanton appartiene alla seconda categoria: è la storia di David Fanton, giovane padovano che ha deciso di lasciare il percorso professionale che sembrava già tracciato per tornare alla terra e costruire, in Abruzzo, un progetto agricolo e vitivinicolo profondamente personale.
David arriva da un mondo fatto di economia, banche e uffici. Ha studiato, ha lavorato a Francoforte e si è confrontato con una realtà professionale internazionale. Ma, dietro quella traiettoria, cresceva il desiderio di una vita diversa: più concreta, più autentica, scandita non dagli orari di una scrivania, ma dai tempi della natura, dalle stagioni, dal lavoro nei vigneti e dalla responsabilità quotidiana di prendersi cura della terra.
La scelta di trasferirsi in Abruzzo non è stata soltanto un cambio di professione. È stata una vera trasformazione dello stile di vita. Significava lasciare la sicurezza di un percorso conosciuto per imparare un mestiere nuovo, fatto di potatura, vendemmia, attese, imprevisti e lavoro manuale. Significava sostituire la camicia dell’ufficio con quella da vignaiolo, senza però rinunciare alla visione, alla preparazione e alla capacità imprenditoriale maturata negli anni precedenti.
Un territorio tra mare e montagne
Tenuta Fanton nasce sulle colline di Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, in una posizione privilegiata a pochi chilometri dal Mare Adriatico. Qui il paesaggio cambia continuamente: i vigneti seguono il profilo morbido delle colline, mentre lo sguardo si apre verso il mare e, alle spalle, incontra la presenza imponente del Gran Sasso e della Maiella.
È proprio questo dialogo tra elementi diversi a definire l’identità della tenuta. Da una parte il mare, con le sue brezze e la sua influenza sul microclima; dall’altra le montagne, che proteggono il territorio e contribuiscono a creare escursioni termiche e condizioni favorevoli alla maturazione delle uve. In mezzo, una campagna viva, fatta di vigneti, uliveti, frutteti, boschi e seminativi.
La vicinanza all’Adriatico non è soltanto un dato geografico. È una componente del carattere dei vini: una ricerca di freschezza, tensione e leggerezza, insieme alla capacità di esprimere il calore e la ricchezza delle colline abruzzesi. Il territorio diventa così una presenza concreta, percepibile nel paesaggio e nel bicchiere.
Una cantina nata da una scelta
Tenuta Fanton si estende su circa 18 ettari, con una parte significativa dedicata alla viticoltura. I vigneti convivono con gli ulivi e con le altre colture, secondo una visione agricola articolata e rispettosa della biodiversità.
Qui il vino non viene interpretato come un prodotto separato dal luogo in cui nasce. Ogni bottiglia è parte di un progetto più ampio, nel quale la terra, il lavoro e la storia del produttore si incontrano. L’approccio è artigianale: raccolta manuale, attenzione alle viti, interventi misurati in cantina e volontà di lasciare spazio alla riconoscibilità delle uve e dell’annata.
I vitigni abruzzesi rappresentano il cuore della produzione. Il Montepulciano d’Abruzzo, il Pecorino e il Trebbiano vengono interpretati con uno stile contemporaneo, diretto e orientato alla bevibilità. Accanto ai vini fermi trovano spazio anche i rifermentati in bottiglia, espressione di una ricerca più libera e personale.
Il tempo raccontato nelle etichette
La storia di David è diventata parte integrante dell’identità della cantina. I nomi dei vini raccontano il tempo della sua vita precedente e lo trasformano in un nuovo linguaggio.
Orenove richiama l’inizio della giornata lavorativa. È il vino del momento in cui tutto comincia, un Pecorino fresco e luminoso.
Oretredici ricorda la pausa pranzo, il tempo sospeso nel mezzo della giornata. È il Cerasuolo d’Abruzzo, fruttato, agile e armonioso.
Orediciotto rappresenta la fine dell’orario d’ufficio, il momento in cui si chiude una giornata per poter finalmente seguire la propria direzione. È il Montepulciano d’Abruzzo, giovane, fragrante e dinamico.
Poi c’è Terraincamicia, il nome che più di ogni altro sintetizza il passaggio dalla finanza alla vigna. La camicia non scompare: cambia luogo, significato e funzione. Da simbolo della vita d’ufficio diventa il segno di una nuova identità, quella di un giovane vignaiolo che lavora la terra senza rinunciare al proprio percorso e alla propria visione.
Un giovane talento nel progetto
David Fanton rappresenta una nuova generazione di produttori che scelgono il vino non soltanto come attività economica, ma come progetto di vita. È un giovane talento perché ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco, portando nel mondo agricolo competenze, sensibilità e strumenti diversi da quelli tradizionali, ma soprattutto è un giovane talento che si riconosce quando il vino arriva al palato.
La sua forza sta proprio nell’incontro tra due mondi: da un lato la formazione economica e la mentalità imprenditoriale; dall’altro la concretezza del lavoro agricolo e il rispetto dei tempi della natura. Questa combinazione permette a Tenuta Fanton di guardare alla tradizione senza rimanerne prigioniera e di parlare a un pubblico nuovo, curioso, internazionale e attento all’autenticità.
Nel progetto dei giovani talenti che stanno rinnovando il mondo del vino, David porta una storia credibile e contemporanea: quella di chi ha scelto di rallentare per costruire qualcosa di più profondo, di chi ha abbandonato una strada sicura per seguire una vocazione e di chi ha trasformato un cambiamento personale in un’identità produttiva, noi avremo in piattaforma, per ora due vini: Orenove e Orediciotto.